Il Risorgimento: Catanzaro protagonista dell’unità d’Italia
Contenuto dell'articolo
I catanzaresi ricoprirono un ruolo centrale nel cammino verso l’unificazione nazionale. Già durante la Repubblica Partenopea del 1799 dei giacobini napoletani, lo scienziato Vincenzo De Filippis divenne ministro dell’interno e il giovane Luigi Rossi fu autore dell’inno repubblicano. Poi il famoso avvocato Giuseppe Poerio divenne il leader dei liberali del Regno delle Due Sicilie nel 1820. Catanzaro fu uno dei fulcri della Carboneria. Nel 1823 si celebrò in città un celebre processo-farsa con la condanna a morte di tre giovani carbonari che tramavano per la libertà dal potere borbonico: Giacinto De Jessi, Luigi Pascali e Francesco Monaco. I primi due furono impiccati il 24 marzo di quell’anno appena fuori Porta Marina, mentre il terzo venne decapitato alla Porta di Terra (oggi piazza Matteotti) con la ghigliottina oggi esposta al Musmi – Museo Storico Militare “Brigata Catanzaro”, presso il Parco della Biodiversità Mediterranea “M. Traversa”.
Una figura fondamentale del primo Ottocento fu Guglielmo Pepe, nato a Squillace nel 1783: giovane combattente rivoluzionario nel 1799, militare nel periodo napoleonico, dal comandante dell’esercito napoletano guidò i moti carbonari del 1820 nel regno. Poi nel 1848, con 10.000 uomini venne inviato da Ferdinando II a nord per combattere gli austriaci, passando anche per Venezia e vivendo in esilio a Torino, dove morì nel 1855. Pepe rappresenta una personalità complessa, dedita alla politica e alla scrittura, autore di opere importanti come la “Memoria sui mezzi che menano all’italiana indipendenza”.
A suo fratello maggiore Florestano, celebre generale dell’epoca napoleonica, è intitolata la grande caserma oggi sede, in città, del Comando regionale dell’Esercito Italiano in Calabria.
Il 23 marzo 1848, mentre Carlo Alberto di Savoia dichiarava guerra all’Austria, anche il Parlamento siciliano il 13 aprile proclamava la propria indipendenza, aderendo alla Federazione Italiana e spezzando i legami con la dinastia borbonica. Seguendo queste vicende, il 19 maggio a Catanzaro nacque un “Comitato di salute pubblica” a difesa dei moti patriottici.
Nel contempo, fiorivano studi filosofici e culturali grazie a figure come Felice di Tocco e Francesco Acri, che animarono circoli intellettuali di grande rilievo.
L’Italia si avvicinava all’unità: il 26 agosto 1860, Giuseppe Garibaldi giunse in provincia di Catanzaro, segnando la fine del regime borbonico. La città, pur attraversata da dissidi tra moderati e garibaldini, votò con il plebiscito per l’unità e nominò pro-dittatori in nome di Vittorio Emanuele II: Antonio Greco e Vincenzo Stocco.
Dal 1861 Catanzaro seguì le sorti della nuova nazione. Nel panorama culturale spicca anche Luigi Settembrini, patriota e letterato partenopeo (1813-1876), incarcerato per aver fondato la setta “Figlioli della Giovine Italia”. A Catanzaro, dove una via porta il suo nome, Settembrini, che fu professore di retorica al Regio Liceo, diede vita a un vivace movimento culturale e politico, animato da ideali riformisti.
A tutte queste personalità del Risorgimento italiano sono dedicate strade e piazze nel centro cittadino.
Nella seconda metà dell’Ottocento, arti e mestieri continuarono a prosperare. Nel 1888 l’Amministrazione Comunale istituì una “Scuola di Arti e Mestieri” per la formazione nelle produzioni della seta, della ceramica, della falegnameria e della meccanica. Questa iniziativa diede origine, nel 1907, alla “Regia Scuola Industriale”, pietra miliare per lo sviluppo tecnico e produttivo di Catanzaro.
