Gli Aragonesi: fioritura economica e artigianale di Catanzaro nel XV secolo

Gli Aragonesi: fioritura economica e artigianale di Catanzaro nel XV secolo

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Nel 1735 Carlo III di Borbone salì al trono di Napoli e Sicilia, inaugurando un’era di profonde trasformazioni. Sotto il suo regno si avviò una politica riformatrice volta all’abolizione del feudo e alla riorganizzazione amministrativa e fiscale, culminata nel 1741. Catanzaro mantenne lo status di demanio regio, beneficiando della creazione di scuole che formarono un ceto di professionisti, con particolare prestigio per giuristi e medici.

I legami con la Spagna rimanevano forti, soprattutto in seguito all’unione delle quattro case borboniche di Spagna, Francia, Napoli-Sicilia e Parma.

Nel 1783 la città fu travolta dal devastante terremoto che colpì la Calabria. Documenti storici conservati nell’opera “L’Historia dei fenomeni del terremoto avvenuto nelle Calabrie e nel Valdemone nell’anno 1783”, pubblicata dalla Reale Accademia delle Scienze e delle Belle Lettere di Napoli, descrivono con precisione quei tragici eventi.

Per Catanzaro, si legge: “…ma il terremoto cercò d’involverlo nel disastro comune. Fortunatamente ne scampò, ma non rimase esente da danni. Rovinarono alcuni sacri templi, e quelli che non caddero, rimasero gravemente percossi. Alcune case inabissarono, molte restarono rovinevoli, e moltissime piene di fenditure.” Il sisma causò danni estesi non solo in città, ma in tutta la provincia, provocando un forte declino nelle attività economiche e politiche.

All’epoca, la Calabria era divisa in due entità geografiche e amministrative: la “Calabria Citra”, corrispondente al territorio di Cosenza, e la “Calabria Ultra”, di cui Catanzaro era riferimento politico. Questa divisione è fondamentale per comprendere le dinamiche storiche del Regno di Napoli e dell’intera regione calabrese.

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