{"id":1010,"date":"2025-07-17T06:27:04","date_gmt":"2025-07-17T04:27:04","guid":{"rendered":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/?post_type=attraction&#038;p=1010"},"modified":"2025-10-21T12:03:57","modified_gmt":"2025-10-21T10:03:57","slug":"chiesa-di-san-rocchello-o-rocco","status":"publish","type":"attraction","link":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/attraction\/chiesa-di-san-rocchello-o-rocco\/","title":{"rendered":"Chiesa di San Rocchello (o Rocco)"},"content":{"rendered":"<p>Chiesa di San Rocchello: dove la devozione popolare diventa arte<\/p>\n<p>Nel caratteristico quartiere che porta il suo nome, la chiesa di San Rocchello rappresenta uno dei luoghi pi\u00f9 cari alla devozione catanzarese. Questo piccolo tempio, nato da una leggenda miracolosa e cresciuto attraverso i secoli grazie alla fede popolare, custodisce tesori d&#8217;arte che raccontano la storia spirituale e sociale di una comunit\u00e0 che ha sempre saputo trasformare le avversit\u00e0 in occasioni di rinascita.<\/p>\n<p>La leggenda che cambi\u00f2 un quartiere<\/p>\n<p>La storia di San Rocchello \u00e8 indissolubilmente legata a uno degli episodi pi\u00f9 drammatici della Catanzaro cinquecentesca: la pestilenza del 1562. Secondo la tradizione, quando l&#8217;epidemia stava decimando la popolazione, San Rocco apparve fuori Porta di Mare all&#8217;artigiano appestato Pignero Cimino, consegnandogli un unguento miracoloso che liber\u00f2 la citt\u00e0 dal flagello.<\/p>\n<p>In cambio del prodigio, il santo chiese che gli fosse costruita una chiesa sul colle di San Trifone, proprio dove i catanzaresi avevano gi\u00e0 tentato di edificare un tempio in suo onore, desistendo solo per il crollo di una fornace di calce. La gentildonna Guglielmina De Cumis si fece promotrice dell&#8217;iniziativa, fondando nel 1565 il monastero domenicano intitolato a Santa Caterina da Siena con annessa chiesa dedicata a San Rocco.<\/p>\n<p>Da quel momento, il colle di San Trifone cambi\u00f2 nome diventando colle di San Rocco, denominazione che si estese alla piazza e all&#8217;intero quartiere che and\u00f2 formandosi attorno al monastero.<\/p>\n<p>Due chiese per un santo: la nascita di San Rocchello<\/p>\n<p>L&#8217;affluenza dei devoti alla chiesa conventuale era tale da disturbare la vita contemplativa delle monache domenicane. Per risolvere il problema, fu edificata una seconda chiesa dove trasferire la venerata statua del santo. Questo nuovo tempio fu popolarmente chiamato &#8220;San Rocchello&#8221; (piccolo San Rocco), denominazione che si estese alle vie limitrofe e al largo prospiciente.<\/p>\n<p>La costruzione dovette avvenire negli ultimi decenni del XVI secolo: nel 1593 la &#8220;Platea Gori&#8221; ne documenta l&#8217;esistenza, ma nel 1601 la visita pastorale di monsignor Orazi trov\u00f2 la sede parrocchiale temporaneamente spostata nel convento perch\u00e9 la chiesa di Tutti i Santi &#8220;minacciava di cadere&#8221;.<\/p>\n<p>Un territorio parrocchiale strategico<\/p>\n<p>Il &#8220;ristretto&#8221; parrocchiale di Santa Maria d&#8217;Ognissanti (questo il titolo originario) si estendeva su un&#8217;area strategica del quartiere di San Rocco, toccando i confini delle parrocchie di Santo Stefano, San Biagio e quella dei Domenicani. Come descrive la &#8220;Platea Gori&#8221; del 1691, il territorio partiva &#8220;dalla chiesa dei PP. Predicatori, proseguendo per le case del ristretto di S. Stefano, il vallone della bucceria, il monastero di S. Chiara, la chiesa di S, Rocco Maggiore, la strada delli trombatori&#8221;.<\/p>\n<p>Trasformazioni novecentesche e recuperi<\/p>\n<p>Gli anni &#8217;50 e &#8217;60 del Novecento videro radicali trasformazioni dei prospetti esterni che cancellarono le originali forme compositive. Fortunatamente, alcuni elementi furono recuperati: il portale d&#8217;ingresso, la &#8220;cona&#8221; con l&#8217;affresco di &#8220;San Rocco e il cane&#8221; (di cui resta solo il volto), e la &#8220;cona&#8221; di &#8220;Santa Lucia&#8221; nel prospetto laterale, che riproduce la tela settecentesca conservata all&#8217;interno.<\/p>\n<p>Un interno di raffinata eleganza rococ\u00f2<\/p>\n<p>L&#8217;interno a navata unica, intervallato da tre cappelle per lato, presenta un apparato decorativo di notevole qualit\u00e0 artistica. Quattro paraste sormontate da capitelli corinzi in stucco, in variante rococ\u00f2, sostengono una trabeazione che percorre perimetralmente l&#8217;edificio. Gli archi delle cappelle sono decorati con stucchi tardobarocchi realizzati nell&#8217;ultimo decennio del Settecento, probabilmente attribuibili a Pietro Joele di Fiumefreddo, autore di opere simili nelle chiese di Nicastro e Badolato.<\/p>\n<p>Il soffitto a botte lunettata \u00e8 abbellito da stucchi, decorazioni a trompe-l&#8217;\u0153il e affreschi realizzati nel 1967 dal pittore cassanese G. Faita.<\/p>\n<p>Il capolavoro di Giandomenico D&#8217;Auria<\/p>\n<p>Il vero tesoro della chiesa \u00e8 la statua rinascimentale di San Rocco, per tradizione attribuita al Sansovino ma oggi riconosciuta come opera di Giandomenico D&#8217;Auria, scultore napoletano seguace di Giovanni da Nola. Secondo gli studi del Ceci, nel 1564 una statua di San Rocco dello scultore napoletano fu venduta al nobile catanzarese Ferrante Dello Scoglio per 600 ducati.<\/p>\n<p>La statua, collocata nella nicchia centrale del ricco fastigio settecentesco dell&#8217;altare maggiore, poggia su un alto scannello su cui \u00e8 scolpito San Sebastiano, compatrono della citt\u00e0 insieme al santo pellegrino.<\/p>\n<p>Cappelle laterali e devozioni popolari<\/p>\n<p>Le due cappelle laterali al coro testimoniano l&#8217;evoluzione della devozione popolare. A destra, la cappella di Santa Lucia presenta un altare e fastigio settecenteschi con un piccolo dipinto della &#8220;Madonna del Rosario e San Domenico&#8221;, copia della celebre pala di Dirck Hendricksz conservata in San Domenico. Il culto fu introdotto nell&#8217;Ottocento dal parroco Coppolletti.<\/p>\n<p>A sinistra, la cappella del Cuore Immacolato di Maria custodisce un fastigio tardo-rinascimentale in legno di maestranze roglianesi con la relativa tela secentesca. Questo culto, secondo una relazione del parroco don Domenico Vero del 1958, fu introdotto gi\u00e0 nel 1630 dalla Sacra Congregazione del Sacro Cuore di Maria, aggregata all&#8217;omonima napoletana.<\/p>\n<p>Un patrimonio artistico da riscoprire<\/p>\n<p>Tra le altre opere significative si ricordano le tele di Maria Santissima Addolorata e della Madonna del Carmine (XVII-XVIII secolo) e il &#8220;Volto Santo di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo&#8221;, realizzato nel 1936 dal pittore catanzarese Guido Parentela.<\/p>\n<p>L&#8217;altare maggiore in marmi policromi, datato 1898, completa un insieme di notevole valore artistico che testimonia la continuit\u00e0 della devozione popolare attraverso i secoli.<\/p>\n<p>Un simbolo di resilienza urbana<\/p>\n<p>La chiesa di San Rocchello rappresenta cos\u00ec un perfetto esempio di come la fede popolare sappia generare bellezza e arte durature nel tempo. Nata da una leggenda miracolosa, cresciuta attraverso le trasformazioni urbane, arricchita dal mecenatismo di nobili e dalla devozione del popolo, continua oggi a essere un punto di riferimento spirituale per il quartiere e un prezioso scrigno d&#8217;arte che attende di essere pienamente valorizzato e reso accessibile alla conoscenza di cittadini e visitatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di San Rocchello: dove la devozione popolare diventa arte Nel caratteristico quartiere che porta il suo nome, la chiesa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":1089,"menu_order":69,"template":"","meta":[],"attraction_category":[14],"class_list":["post-1010","attraction","type-attraction","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","attraction_category-chiese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction\/1010","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction"}],"about":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/attraction"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1089"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"attraction_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction_category?post=1010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}