{"id":1060,"date":"2025-07-17T06:27:04","date_gmt":"2025-07-17T04:27:04","guid":{"rendered":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/?post_type=attraction&#038;p=1060"},"modified":"2025-10-21T12:03:57","modified_gmt":"2025-10-21T10:03:57","slug":"palazzo-ferrari-de-riso-napoli-incontra-la-calabria","status":"publish","type":"attraction","link":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/attraction\/palazzo-ferrari-de-riso-napoli-incontra-la-calabria\/","title":{"rendered":"Palazzo Ferrari-De Riso: Napoli incontra la Calabria"},"content":{"rendered":"<p>Sec. XVI<br \/>\nNell&#8217;antica via dei Coppolari, oggi via De Grazia, sorge uno dei palazzi pi\u00f9 affascinanti e stratificati del centro storico catanzarese: Palazzo Ferrari-De Riso. Questo complesso edilizio, che affonda le radici nel Cinquecento ma mostra il volto ottocentesco, rappresenta un perfetto esempio di come l&#8217;architettura calabrese abbia saputo assorbire e rielaborare le influenze napoletane, creando un linguaggio architettonico originale e raffinato.<\/p>\n<p>Una Famiglia, Pi\u00f9 Palazzi: I Baroni Ferrari<\/p>\n<p>I documenti notarili della seconda met\u00e0 del XVIII secolo rivelano che la famiglia dei baroni Ferrari possedeva in Catanzaro diversi palazzi strategicamente distribuiti nella citt\u00e0:<br \/>\n&#8211; Uno nel ristretto parrocchiale di Santa Maria de Figulis (Montecorvino)<br \/>\n&#8211; L&#8217;altro sulla via dei Coppolari, presso la chiesa del Santissimo Salvatore (San Omobono)<\/p>\n<p>La Storia del Palazzo: Dal 1579 ai Giorni Nostri<\/p>\n<p>Le Origini Cinquecentesche<\/p>\n<p>Il palazzo sulla via dei Coppolari apparteneva ai Ferrari sin dal 1579 e nel 1717 era propriet\u00e0 di Francesco Ferrari. L&#8217;edificio ricadeva nel ristretto parrocchiale della Regia chiesa di San Giorgio e confinava con le case di Domenico Marincola e della famiglia Ubaldini.<\/p>\n<p>L&#8217;Ampliamento del 1755<\/p>\n<p>Nel 1755, il palazzo fu significativamente ampliato inglobando alcune case di propriet\u00e0 di Fabrizio Marincola. Questa espansione port\u00f2 il complesso edilizio a estendersi fino alla &#8220;vinella lorda&#8221; o &#8220;vico lordo&#8221;, la caratteristica gradonata che dal palazzo scende fino al largo Sant&#8217;Angelo, dove sorge Palazzo Grimaldi-Bianchi.<\/p>\n<p>I Nomi del Palazzo<\/p>\n<p>La documentazione storica rivela nomi diversi per l&#8217;edificio:<br \/>\n&#8211; &#8220;Il Salvatore&#8221; nei documenti settecenteschi e nel catasto napoleonico del 1809<br \/>\n&#8211; Una scrittura privata del 1807 lo identifica come propriet\u00e0 di &#8220;D. Giuseppe (Ferrari)&#8221;, specificando che &#8220;appartiene tutto il restante del palazzo, incominciando dalla sala grande che affaccia alla chiesetta di S. Uomo Buono&#8221;.<\/p>\n<p>Il Contesto Urbano: La Piazzetta di San Omobono<\/p>\n<p>Il palazzo si affaccia su una suggestiva piazzetta racchiusa dalle facciate del complesso edilizio e dal prospetto laterale della chiesa normanna di San Omobono. Questo spazio urbano fu interessato, tra il 1870 e il 1875, dai lavori di &#8220;livellamento e basolamento della parte occidentale della citt\u00e0&#8221;.<br \/>\nL&#8217;intervento comport\u00f2 l'&#8221;eliminazione di una gibbosit\u00e0 nel tratto di strada antistante l&#8217;antica chiesa di S. Omobono&#8221; e rese necessaria la costruzione di un muro di rinfianco e di parte della scalinata d&#8217;accesso per collegare la strada alla piccola costruzione religiosa.<\/p>\n<p>L&#8217;Architettura: Stratificazioni di Stili e Epoche<\/p>\n<p>La Facciata: Classicismo Ottocentesco<\/p>\n<p>Il palazzo si presenta nel suo rifacimento esterno ascrivibile agli inizi dell&#8217;Ottocento, pur conservando elementi antichi di grande valore:<br \/>\nElementi Antichi Conservati:<br \/>\n&#8211; Portale tardo-cinquecentesco di eccezionale qualit\u00e0<br \/>\n&#8211; Mensole e soglie in calcarenite dei balconi<\/p>\n<p>Decorazione Ottocentesca:<br \/>\nLa facciata rispecchia le istanze del classicismo diffusosi nel Regno di Napoli nel primo Ottocento, con riferimenti ai motivi dell&#8217;Impero e agli elementi eclettici in voga a Napoli:<br \/>\n&#8211; Stucchi con serti di alloro, nastri in decusse e foglie lauracee lanceolate<br \/>\n&#8211; Ringhiere eclettiche in stile neogotico dei balconi<\/p>\n<p>Composizione Architettonica:<br \/>\n&#8211; Fascia marcapiano che separa piano terra e piano nobile<br \/>\n&#8211; Paraste laterali che delimitano la facciata<br \/>\n&#8211; Cornicione modanato aggettante di coronamento<\/p>\n<p>Il Portale: Un Gioiello Cinquecentesco<\/p>\n<p>Il portale rappresenta uno dei pi\u00f9 raffinati esempi di architettura tardocinquecentesca calabrese:<br \/>\nCaratteristiche Uniche:<br \/>\n&#8211; Bugne specchiate alternate a bugne a punta di diamante mensoliformi<br \/>\n&#8211; Particolari decori a &#8220;ricciolo&#8221; comuni ad altri portali coevi calabresi<br \/>\n&#8211; Chiave di volta decorata con motivo fogliaceo acantiforme<br \/>\n&#8211; Data poco leggibile (15&#8230;) che corrisponde presumibilmente all&#8217;anno di costruzione<\/p>\n<p>Elementi Nascosti:<br \/>\nAi lati del portale, sotto l&#8217;intonaco ottocentesco, sono visibili tracce di altri elementi decorativi laterali, testimonianza della ricchezza originaria dell&#8217;edificio.<\/p>\n<p>La Corte: Un Capolavoro Napoletano in Calabria<\/p>\n<p>L&#8217;Ispirazione Sanfeliciana<\/p>\n<p>La vera meraviglia del palazzo si rivela nella corte interna, che rappresenta uno dei pi\u00f9 felici esempi di architettura napoletana trapiantata in Calabria. La corte richiama la produzione architettonica legata al gusto napoletano della prima met\u00e0 del Settecento, stimolata dalla nobile committenza locale.<\/p>\n<p>La Scalinata: Omaggio a Ferdinando Sanfelice<\/p>\n<p>La scalinata della corte riprende i caratteri compositivi e formali delle strutture create da Ferdinando Sanfelice a Napoli, in particolare quella di Palazzo Sanfelice costruita nel 1728. Questa scalinata aperta e scenografica funge da elemento di collegamento tra corte e giardino, secondo i canoni del barocco napoletano.<\/p>\n<p>La Pavimentazione: Arte Lapidea<\/p>\n<p>La corte \u00e8 caratterizzata da una raffinata pavimentazione ad acciottolato in pietre di fiume, chiusa da riquadri con fasce costituite da basoli di pietra locale. Questo tipo di pavimentazione crea suggestivi effetti decorativi e testimonia l&#8217;alta qualit\u00e0 dell&#8217;artigianato locale.<\/p>\n<p>Le Trasformazioni Ottocentesche<\/p>\n<p>La Nuova Ala del 1800<br \/>\nNell&#8217;Ottocento, la corte fu chiusa a sinistra da una nuova ala indipendente che, per motivi ereditari, fu suddivisa in varie unit\u00e0 abitative.<\/p>\n<p>Il Ballatoio in Ghisa del 1869<br \/>\nPer assicurare l&#8217;accesso alle nuove unit\u00e0 abitative, fu costruito un ballatoio sul lato ovest della corte, realizzato in ghisa proveniente da ferriere napoletane. Come testimonia la data posta su una delle colonne, questa struttura risale al 1869 e rappresenta un interessante esempio di architettura del ferro nell&#8217;edilizia residenziale calabrese.<\/p>\n<p>Un Palinsesto Architettonico<br \/>\nPalazzo Ferrari-De Riso rappresenta un perfetto palinsesto architettonico che stratifica cinque secoli di storia:<br \/>\n&#8211; XVI secolo: il portale originario e le strutture di base<br \/>\n&#8211; XVIII secolo: l&#8217;influenza del barocco napoletano nella corte<br \/>\n&#8211; XIX secolo: il rifacimento della facciata e le aggiunte in ghisa<\/p>\n<p>Testimonianza di Cultura Architettonica<\/p>\n<p>Questo palazzo testimonia la capacit\u00e0 dell&#8217;aristocrazia catanzarese di dialogare con le grandi correnti artistiche del tempo, in particolare con la scuola napoletana. La presenza di elementi sanfeliciani nella corte dimostra come Catanzaro fosse inserita nei circuiti culturali del Regno di Napoli e sapesse rielaborare creativamente i modelli della capitale.<br \/>\nOggi, Palazzo Ferrari-De Riso continua a vivere nel tessuto urbano del centro storico, custodendo nelle sue pietre la memoria di una stagione di grande fioritura artistica, quando l&#8217;architettura calabrese sapeva guardare a Napoli senza perdere la propria identit\u00e0, creando opere di sintesi culturale di straordinaria bellezza e originalit\u00e0.<br \/>\nUn palazzo che \u00e8 insieme dimora nobiliare e documento storico, testimonianza di come l&#8217;arte sappia attraversare i secoli mantenendo intatta la propria capacit\u00e0 di emozionare e stupire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sec. 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