{"id":342,"date":"2025-07-15T08:16:48","date_gmt":"2025-07-15T06:16:48","guid":{"rendered":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/?post_type=attraction&#038;p=342"},"modified":"2025-10-21T12:03:57","modified_gmt":"2025-10-21T10:03:57","slug":"chiesa-del-carmine","status":"publish","type":"attraction","link":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/attraction\/chiesa-del-carmine\/","title":{"rendered":"Chiesa del Carmine"},"content":{"rendered":"\n<p>Chiesa del Carmine: nel cuore della Grec\u00eca bizantina<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suggestivo quartiere della Grec\u00eca, dove ancora oggi si percepiscono le tracce dell&#8217;antica Catanzaro bizantina, la chiesa di Santa Maria del Carmine sorge come testimone di una storia millenaria che intreccia Oriente e Occidente, tradizione greca e devozione latina. Questo complesso conventuale secentesco, edificato sui resti di un&#8217;antica chiesa greco-bizantina, rappresenta uno dei luoghi pi\u00f9 affascinanti della citt\u00e0, dove l&#8217;arte barocca si fonde con memorie antichissime.<\/p>\n\n\n\n<p>La Grec\u00eca: dove nacque Catanzaro<\/p>\n\n\n\n<p>Il quartiere della Grec\u00eca conserva nel nome e nell&#8217;urbanistica la memoria del nucleo originario della citt\u00e0 bizantina. Come rileva la storica Emilia Zinzi, qui \u00e8 ancora percepibile l&#8217;antica trama viaria e individuabili i siti delle prime chiese dai titoli greci. Questo nucleo &#8220;greco&#8221; comprendeva i rioni di Santa Barbara, Tubolo e Grec\u00eca, con le loro enor\u00ece (parrocchie) di Santa Maria di Cataro, Santa Barbara, San Nicola di Pitinto, San Pantaleone di Zaro e San Nicola Favat\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;ultima, sede principale del clero greco, sorgeva secondo la tradizione proprio dove oggi si innalza la chiesa del Carmine, creando una continuit\u00e0 spirituale che attraversa i secoli e le culture.<\/p>\n\n\n\n<p>Tracce dell&#8217;Islam a Catanzaro<\/p>\n\n\n\n<p>Il quartiere conserva caratteristiche edilizie &#8220;popolari&#8221; che potrebbero risalire alla presenza islamica documentata nel X secolo. Permanenze linguistiche e architettonico-urbanistiche nei rioni della Vallotta e Santa Barbara testimoniano stratificazioni culturali che fanno di questa zona un palinsesto urbano di straordinario interesse storico.<\/p>\n\n\n\n<p>La nascita del convento: tra devozione e storia<\/p>\n\n\n\n<p>La fondazione del convento carmelitano si colloca tra il 1602 e il 1609, in un intreccio di date e tradizioni che riflette la complessit\u00e0 della storia catanzarese. Padre Giovanni Fiore attesta che nel 1602 il vescovo Giuseppe Piscuglio gett\u00f2 la prima pietra &#8220;con concorso ed assistenza di tutta la nobilt\u00e0 e popolo&#8221;, sotto la guida del padre maestro Giovanni Matteo di Alessandro, &#8220;religioso di molti talenti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri storici spostano la data al 1609, quando intorno a un&#8217;edicola con l&#8217;effigie della Madonna fatta eseguire da un devoto e benedetta da monsignor Orazi, crebbe il culto mariano fino a concepire &#8220;il disegno di fondare un convento&#8221;. Il luogo scelto non fu casuale: sorgeva &#8220;sul suolo occupato dagli avanzi della chiesa parrocchiale di S. Nicola di Favat\u00e0, sede del clero greco&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Un particolare commovente lega la fondazione alla devozione popolare: &#8220;in un marmo, ancora rimasto in piedi per caso, si trovava una immagine di S. Maria del Carmine; che per devozione vi avea fatto dipingere Altobella Conestabile, parrocchiana di essa&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Costruzione e trasformazioni<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1612 la chiesa presentava gi\u00e0 coro e dieci cappelle, ma non era ancora compiuta. Solo nel 1740, come documenta la Cronaca di G.B. Moio e G. Susanna, &#8220;a divozione dei cittadini, s&#8217;incomincia ad alzare la chiesa del Carmine, a farsi a volta stante che era sino al cornicione&#8221;. Non si tratt\u00f2 di una ricostruzione, ma della realizzazione della copertura a volta nella struttura secentesca.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terremoto del 1783 segn\u00f2 una svolta: espulsi i frati, la Cassa Sacra incamer\u00f2 i beni e, dopo aver restaurato l&#8217;edificio per 450 ducati, affid\u00f2 la chiesa alla Confraternita eretta nel 1630 e alla parrocchia di Santa Maria di Cataro, qui trasferita dopo la distruzione della chiesa originaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;architettura che racconta secoli<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa si presenta nel rifacimento settecentesco pur mantenendo l&#8217;impianto seicentesco voluto dal priore Giovanni Matteo D&#8217;Alessandro. Segue i normali schemi dei conventi mendicanti: pianta longitudinale con ampio coro, contigua al lato nord degli ambienti conventuali disposti attorno al chiostro.<\/p>\n\n\n\n<p>La facciata sub\u00ec radicali trasformazioni negli anni Cinquanta del Novecento, quando la semplice parete con affresco centrale fu completamente rivestita di lastre di travertino, cancellando l&#8217;aspetto originario.<\/p>\n\n\n\n<p>Un interno ricco di tesori<\/p>\n\n\n\n<p>La navata unica, affiancata da quattro cappelle laterali, presenta un presbiterio ampio e profondo. Un&#8217;aggettante trabeazione settecentesca percorre perimetralmente tutto l&#8217;ambiente, impostandosi su alte paraste composite. Nel 1740 fu creata una controsoffittatura a botte lunettata in canne, sostituita nell&#8217;Ottocento da una volta in figulini scandita da costolonature scanalate.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;arco santo \u00e8 decorato da stucchi tardobarocchi con medaglione centrale contenente lo stemma dell&#8217;Ordine dei Carmelitani Calzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Capolavori d&#8217;arte sacra<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni cappella ospita altari in muratura di gusto tardobarocco e rococ\u00f2, impreziositi da tele di grande valore. Spicca l&#8217;opera di Francesco Colelli, pittore nicastrese della fine del XVIII secolo, raffigurante San Giuseppe con il Bambino Ges\u00f9, ai cui piedi sono rappresentati il martire Sant&#8217;Angelo di Sicilia e Sant&#8217;Alberto degli Abati di Trapani.<\/p>\n\n\n\n<p>Significative anche le opere di Domenico Basile di Borgia (Madonna del Carmine del 1747) e di Domenico Leto (Pentecoste e Ges\u00f9 Maestro), oggi conservate nel Museo Diocesano e nel Palazzo Arcivescovile.<\/p>\n\n\n\n<p>La continuit\u00e0 greco-latina<\/p>\n\n\n\n<p>A testimonianza della continuit\u00e0 spirituale tra la chiesa greca e quella latina, a destra dell&#8217;altare maggiore si trova l&#8217;effigie policroma in pietra e cartapesta di Santa Maria di Cataro, mentre a sinistra, in una cornice a stucco quadrilobata, \u00e8 collocata la tela della Madonna del Carmine.<\/p>\n\n\n\n<p>Tesori di artigianato sacro<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le opere pi\u00f9 preziose si segnalano la cattedra lignea seicentesca completa di quattro sgabelli, con nella cimasa un piccolo dipinto attribuito al Colelli raffigurante la Madonna del Carmine, e soprattutto la celebre coltre funebre seicentesca in velluto catanzarese blu notte, ricamata in oro e argento con ricchissima decorazione a motivi floreali, girali acantiformi, grifoni e stemma carmelitano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;ultimo manufatto testimonia l&#8217;eccellenza dell&#8217;arte serica catanzarese e la sua applicazione all&#8217;arte sacra, creando opere di inestimabile valore artistico e devozionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un patrimonio da valorizzare<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa del Carmine rappresenta cos\u00ec un compendio straordinario della storia catanzarese: dalle origini bizantine alle trasformazioni barocche, dalla devozione popolare al mecenatismo nobiliare, dall&#8217;arte locale agli influssi napoletani e siciliani. Nelle sue mura si stratificano culture, epoche e sensibilit\u00e0 artistiche che fanno di questo luogo un patrimonio unico, testimonianza della capacit\u00e0 di Catanzaro di conservare e reinterpretare le proprie radici attraverso i secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi questo tesoro attende interventi di conservazione e valorizzazione che possano restituire alla citt\u00e0 e ai visitatori la piena consapevolezza della ricchezza storica e artistica custodita nel cuore dell&#8217;antica Grec\u00eca.<br>&#8220;`<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa del Carmine: nel cuore della Grec\u00eca bizantina Nel suggestivo quartiere della Grec\u00eca, dove ancora oggi si percepiscono le tracce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":721,"menu_order":46,"template":"","meta":[],"attraction_category":[14],"class_list":["post-342","attraction","type-attraction","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","attraction_category-chiese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction\/342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction"}],"about":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/attraction"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/721"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"attraction_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/attraction_category?post=342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}