{"id":1162,"date":"2025-07-17T07:31:29","date_gmt":"2025-07-17T05:31:29","guid":{"rendered":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/?p=1162"},"modified":"2025-09-08T19:46:31","modified_gmt":"2025-09-08T17:46:31","slug":"lantica-capitale-della-seta-catanzaro-tra-arte-colore-e-commerci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/visit.catanzaro.it\/index.php\/2025\/07\/17\/lantica-capitale-della-seta-catanzaro-tra-arte-colore-e-commerci\/","title":{"rendered":"L&#8217;antica capitale della seta: Catanzaro tra arte, colore e commerci"},"content":{"rendered":"\n<p>Dal Medioevo all\u2019et\u00e0 moderna, Catanzaro fu il cuore pulsante della seta nel Mediterraneo. Tra l\u2019XI e il XVIII secolo la citt\u00e0 si impose come uno tra i massimi centri serici d\u2019Europa, capace di dettare gusto e tecnica in quell\u2019universo di damaschi, velluti, rasi, broccati, lampassi e tessuti raffinati che vestivano corti, chiese e mercati internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tessuti pregiati per re e mercati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le cronache antiche raccontano la fama dei \u201ccathasariti&#8221;, i tessuti catanzaresi: gi\u00e0 nel 1205 una pergamena cita \u201ccuscini di cathasarito rosso, panni d\u2019oro e di seta, sciamiti e zendadi di diversi colori\u201d. Nel 1397 la manifattura locale aveva raggiunto tale prestigio che il re Ladislao di Durazzo concesse sgravi fiscali in segno di incentivo, ricambiato da un parato di velluto verde e oro che adorn\u00f2 la sala del trono di Castelcapuano a Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio del XV secolo, la produzione serica di prestigio nel Regno di Napoli era limitata a Catanzaro: la citt\u00e0 si guadagn\u00f2 cos\u00ec protezione speciale e privilegi dai sovrani, consci che da qui partivano merci per le vie della seta che attraversavano l\u2019Italia e l\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Colori, fibre e segreti del mestiere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La fama dei tessuti catanzaresi non si doveva solo alla perizia tecnica, ma anche all\u2019arte sopraffina del colore. Le tinte \u2013 cremisi vivace, amariglio, blu notte, verde, celeste \u2013 erano ottenute esclusivamente da coloranti naturali: il celeste da una mistura chiamata \u201ccastello\u201d, il cremisi dal kermes (una conchiglia raccolta e lavorata per secoli), lo scarlatto dalla radice della robbia dei campi, il nero da noci e galle di quercia, il giallo oro dall\u2019erba e dalla terra gialla raccolte nel territorio tra Tropea e Caraffa.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sapienza tintoria dava ai tessuti lucentezza, durata e colori che non svanivano mai, cos\u00ec ammirati nelle corti e nei mercati europei.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Regolamenti, corporazioni e qualit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La qualit\u00e0 era frutto di severi regolamenti. I Capitoli dell\u2019Arte della Seta (1519, diploma di Carlo V) fissavano standard rigorosi per lavorazione, remunerazioni, produzione e vendita, a tutela di committenti e artigiani. Il Consolato della Seta determin\u00f2 persino il numero dei fili nell\u2019ordito: ogni damasco aveva 7.600 fili, garanzia di spessore, pregio e notevole peso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Citt\u00e0 cosmopolita: Greci, Ebrei e Latini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Attorno all\u2019arte serica fior\u00ec un microcosmo multietnico. Tessitori greci, tintori ebrei, mercanti amalfitani e siciliani fondarono botteghe e comunit\u00e0 vivacissime: filavano, tessevano e tingevano la seta, esportando i \u201ccathasariti\u201d dai mercati di Catanzaro a quelli veneziani e italiani, come testimoniano fiere e cronache dal \u2018500.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle botteghe si sentivano idiomi diversi, si sperimentavano tecniche innovative, si creava ricchezza ma anche fermento culturale, con la nascita di pie confraternite, arti e corporazioni laicali che animavano il tessuto urbano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Damaschi e ricami: orgoglio cittadino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il vanto di Catanzaro erano i suoi damaschi: la manifattura di famiglie come i De Siena e i Bianchi li rese celebri sino agli inizi del Novecento. La seta era impiegata anche per arredi sacri e reliquiari, richiesti tanto da chiese che da casate nobiliari.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alla tessitura sorse la raffinata arte del ricamo: le monache domenicane di S. Caterina o di S. Rocco e le cappuccine francescane di S. Maria della Stella crearono veri capolavori decorativi con seta, oro, perle, nastri e materiali policromi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Espansione e declino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Durante il Rinascimento e il Barocco, la produzione raggiunse il massimo splendore: la citt\u00e0 arriv\u00f2 a contare 500 telai nel XVI secolo, 5-6.000 nel Seicento, circa 800 nel Settecento. Solo tra fine \u2018700 e primo \u2018800, anche per concorrenza e trasformazioni economiche, Catanzaro conobbe un lento declino, condiviso con storici centri della seta come Napoli e Lucca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una tradizione che vive ancora<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dell\u2019antica \u201ccapitale della seta\u201d restano tracce vive nei musei, nelle fiere, nei palazzi e nelle chiese di Catanzaro. A testimoniare quella stagione di genio e maestria che fece della citt\u00e0 un faro della creativit\u00e0 artigiana europea, dove colori naturali, regole severe e saperi condivisi crearono un mito ancora oggi simbolo d\u2019identit\u00e0 locale ed eccellenza italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal Medioevo all\u2019et\u00e0 moderna, Catanzaro fu il cuore pulsante della seta nel Mediterraneo. 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